| Sognano
i clown? ed hanno mai incubi?
e che incubi può avere un clown?
Come in un film: dopo il successo di un personaggio,
come si fa ad ucciderlo? ecco dunque che dall’ultimo spettacolo
dei Clown del Teatro d’Artificio, “The Clown Shakespeare
Company”, resuscita uno dei cadaveri eccellenti, quel Riccardo
III che a tanti spettatori, a fine spettacolo, uscendo dalla sala,
ispira la canzoncina che Riccardo disperatamente cerca di cantare
mentre accoppa Falstaff... è un delirio? forse, ma siamo
nel mondo dei clown, dove tutto è concesso.
Così, Roberto Abbiati, clown milanese,
reinterpreta le gesta del più sanguinario degli eroi shakespeariani:
Riccardo di Gloucester, alias quello “piscinin, brut e catiff”.
Saltando da Londra alla Brianza, dall’inglese al dialetto
delle campagne lombarde, “Il mio regno per un pappagallo”
mischia brandelli shakespeariani alla storia quotidiana di un attore/clown,
con le sue paure e gli incontri, quelli veri, con le persone, con
la malattia, con chi ieri c’era e stamani al risveglio non
c’è più. Un lungo sogno, un po’ buffo
ed un po’ malinconico, destinato a coinvolgere il pubblico
più d’ogni ragionevole immaginazione...
“E’ impossibile costruire un discorso
sensato intorno a questo Riccardo “piscinin, brut e catiff”:
affascina perché contiene ogni mio sogno (“Mai donna
fu corteggiata in questo stato... la prenderò, ma non la
terrò a lungo!”) ed incubo (“Dispera e disperando
muori!”), abisso (di sangue) e paradiso terrestre (la corona),
circondato da bellezza e stupidità, maledizioni e malattie.
E’ disastroso e sozzo di sangue, eppure gioca come un bambino.
O forse i bambini giocano come lui.”
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