| Prendi
un pomeriggio di pioggia e un piccolo teatro,
o un cortile con una tettoia, insomma, un luogo
riparato e tranquillo dove si siano dati appuntamento
un po’ di bambini, magari accompagnati dai loro
fratelli più grandi (o più piccoli), dei loro genitori,
o da qualche amico.
Prendi la voglia di raccontare di uno che,
come Carlo Pastori, è una specie di cantastorie,
ma anche un po’ clown.
Ma anche un po’ cabarettista.
Ma anche papà.
E che è stato anche bambino.
Un po’ monello.
Prendi la fisarmonica.
E la voglia di ascoltare.
Prendi la tua voglia di cantare
e di battere le mani a ritmo e
di imparare nuove canzoni.
Prendi la fionda.
No.
Quella lasciala pure a casa.
L’importante è che ti ricordi dove l’hai messa.
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