 |
Quello che mi ricordo di quand'ero piccolo sono i bicchierini per
liquore di cristallo colorato, una bicicletta verde "da uomo"
n. 26, regalo di Natale sproporzionato ad un bambino di sei anni,
ma occasione irrinunciabile dati i tempi e lo stipendio di mio padre,
un cappottino a quadretti col collo di velluto blu, la farina di castagne
in bustina della latteria sotto casa e il profumo del pane che inondava
la via Porpora, zona città Studi, a Milano.
Ma soprattutto mi ricordo un teatrino per marionette con il sipario
di velluto rosso e con le quinte e i fondali intercambiabili. E una
valigia piena zeppa di costumi teatrali regalataci da un'anziana cantante
lirica che abitava in via Pacini, sempre a Milano.
|
 |
 |
Così diventavo torero allo
specchio, gran visir, paggio Fernando, Rigoletto e Otello, io, spettatore
di me stesso, allo specchio. Erano gli anni 60, dovunque in Italia
si verificava il miracolo economico e sociale più clamoroso
della nostra storia, e io, ignaro di tutto quello che mi stava accadendo
intorno, ero protagonista di interminabili partite di calcio che giocavo
da solo nel cortile del 108, con vista sulla via privata Caccianino,
da cui mi arrivava di tanto in tanto l'eco di un aggiustatore di ombrelli
o il suono di un organetto a nastro.
Le partite le giocavo da solo perché nel mio condominio non
c'erano altri bambini della mia età.
Toccava a me, dunque, il triplice ruolo di squadre in campo, arbitro
e telecronista. |
 |
|
Poi, una mattina, mia madre mi regalò
una fisarmonica. Era rossa e con pochi bassi, ma non più
appartenente alla categoria degli strumenti-giocattolo. Era uno
strumento vero. E io ero diventato un musicista. La suonavo per
interi pomeriggi e "a orecchio" ero capace di rifare i
temi delle canzoni di San Remo e i canti di montagna.
Ho chiari in mente altri fotogrammi della
mia infanzia: i primi viaggi in metropolitana, la visita del 4 novembre
alle caserme con accesso per tutti i bambini ai carri armati (io,
che mi chiamo Carlo, per anni ho creduto che la festa del 4 novembre
fosse in onore al mio onomastico). E poi Rischiatutto, il Carosello
del fernet Branca con la plastilina animata, i film di Franco e
Ciccio, le Fiabe Sonore, il suicidio di Luigi Tenco, la Marmolada,
Papa Giovanni XXIII, "fate una carezza ai vostri bambini",
CEN-TO-CIN-QUAN-TA-MI-LIO-NI a Canzonissima, BIDIBODI BÚ,
il Corrierino dei Piccoli, mio padre che si radeva la sera per andare
alla Scala, e poco altro.
|
 |
 |
 |
 |
Anni dopo, nonostante gli studi e i piccoli amori, nonostante Ciao
2001 e le gite a Barzio, nonostante andassero assommandosi impegni
e responsabilità nei confronti della mia famiglia, mi accorsi
che la fisarmonica era l'unica compagna di viaggio che non avevo
abbandonato. O forse, era lei che non aveva abbandonato me.
E anche oggi che a quarant'anni mi è
chiesto di presentare una breve storia della mia vita artistica, non
posso non mettere al primo posto la fisarmonica; grazie al mio rapporto
con lo strumento, e all'uso che ne ho sempre fatto in teatro, ho incontrato
bambini e adulti pieni di gratitudine per la mia musica, e per le
storie che raccontavo loro.
E non c'è niente di più bello, in teatro, dello sguardo
che hanno i bambini, con quegli occhi che scappano fuori dal buio
e si riempiono di quelle luci lí. Di quei suoni lí.
Di quelle voci lí.
|
 |
Ho fatto anche lavori "normali":
gelataio, impiegato, pubblicitario etc.
Ma il lavoro più interessante e bello è senza dubbio
quello che faccio da una quindicina d'anni: faccio il clown. Non al
circo, s'intende. Sono un clown da teatro. Questo grazie all'incontro
con altri due clown, che facevano questo mestiere già da molto
tempo e che mi hanno proposto di unirmi a loro nella Compagnia Teatro
D'Artificio: Bano Ferrari e Roberto Abbiati.
Con loro ho viaggiato per tutta l'Italia e in gran parte dell'Europa.
Siamo una Compagnia nel senso più vero del termine: perché
ci facciamo compagnia. Siamo insieme sulla scena, ma anche per gran
parte della giornata, soprattutto durante le turné. Mangiamo
insieme, dormiamo negli stessi alberghi, conosciamo i gusti, le manie,
i piccoli difetti gli uni degli altri, e ci capita spesso di adoperare
questa conoscenza sulla scena.
Ne ho fatta di musica, e ne ho raccontate di storie. E ho ancora tanta
voglia di continuare.
Ho cantato e recitato in grossi teatri, dove si respira la magia della
storia e le poltroncine vuote ti raccontano di spettacoli cui hanno
assistito mute e immobili, ma anche in squallide mense carcerarie,
in aule asettiche e male illuminate di scuole di provincia, in infermerie
di istituti psichiatrici, in cortili, in piazze, in vecchie chiese
trasformate in teatro, in Sala Nervi, a Roma, davanti a quell'uomo
vestito di bianco, capace dello stesso stupore di un bambino, che
porta su di sè tutto il peso di Santa Madre Chiesa. |
 |
E adesso, dallo scorso mese di ottobre, mi è capitata quest'avventura
bella, nuova e inaspettata (anche se un po' cercata) di far parte
della banda di ZELIG (tutti i lunedì sera alle 23 su
Italia 1).
Sono proprio contento.
L'ambiente è frizzante e creativo, ma al tempo stesso c'è
grande serenità e stima tra i comici.
|
 |
 |
 |
Io, tanto per cambiare, suono la fisarmonica. Con i MARTESANA IN
CORPORE SANO, formazione che ripropone in chiave ironica alcune
tra le più note canzoni del repertorio popolare lombardo. Con
me sulla scena il grande Claudio Bisio, Ale & Franz (quelli del
"Noir") e Flavio Oreglio, il poeta fai-da-te. È nata
e si sta approfondendo una bella amicizia con tutto il cast, in particolare
con Max Pisu (Tarcisio), con i suddetti Martesana, ma anche con Leonardo
"energia pura" Manera e con Margherita Antonelli (la Signora
Sofia) e il mitico Natalino Balasso.
|
 |
 |
|
Si prova al lunedì e si registra al
Martedì, in Viale Monza 140, manco a farlo apposta, a Milano.
E così, tra uno spettacolo e una registrazione,
tra una turné e un provino, trascorre lieta l'esistenza di
un clown che dalla grande città si è trasferito nel
1993 nella provincia bergamasca, a Treviglio, dove abita con la
sua famiglia: la moglie Patrizia, santa donna, e i quattro figli
(rigorosamente maschi) Giacomo, Giovanni, Elia e Martino, in ordine
di apparizione.
Ho un pubblico a casa. È il mio pubblico privato. Un pubblico
esigente e severo nella critica, ma anche pieno di gratitudine per
le storie, i personaggi, le canzoni, che nascono in casa e che vengono
proposti in anteprima.
Mi piace molto stare in provincia. Mi piace
girare in bicicletta per il centro, fermarmi a leggere il giornale
al caffè, incontrare la gente che mi saluta per strada
Ed è proprio bello che uno che sta pensando agli affari suoi
e ti riconosce ti fermi per due chiacchiere solo perché gli
è venuto in mente che la sera prima a teatro o in televisione,
tu l'hai fatto ridere.
Far ridere è una cosa seria.
E non è facile. Ma neppure difficile. E poi la gente ha bisogno
di ridere e ama i comici.
Purché siano comici sul serio.
Il mondo dei comici si divide in due: i veri comici e quelli che
dicono di esserlo.
Io sono un comico.
|
 |
|
Carlo Pastori
|
 |
|
 |
Today: 18 Maggio 2012
Warning: mysql_connect() [function.mysql-connect]: Access denied for user 'Sql83035'@'62.149.141.74' (using password: YES) in /web/htdocs/www.carlopastori.it/home/home/common/footer.php on line 134
Impossibile connettersi al database
|