Ho iniziato a frequentare il cabaret da artista nei primi anni dell’attuale millennio, senza mai averci messo piede prima come spettatore.
torna al cabaret

Carlo Pastori in Va che non è mica facile si racconta, e racconta attraverso brevi monologhi inframmezzati da canzoni comiche, i desideri, le passioni, i piccoli e grandi problemi quotidiani di una persona che ha sempre avuto il desiderio di raccontare storie.
Come si diventa comici
Guardare alla propria storia con ironia e tenerezza, la rende simile e più familiare alle persone che ascoltano, anche
perchè c’è sempre qualcuno che pensa “E’ vero! E’ proprio così…”
Insomma, per dirla con il grande WALTER CHIARI, il compito del comico, da sempre, è di guardare alla
drammaticità della razza umana cogliendone gli aspetti ironici, con uno sguardo pieno di tenerezza.
Una lente di ingrandimento sulla realtà.
Carlo racconta la sua infanzia “standard”, in una Milano che profumava ancora di pane, negli anni in cui c’era solo
la LINEA ROSSA del METRO’, in cui c’era solo RAI 1 e RAI 2, e quando iniziava qualcosa di interessante sull’altro
canale te lo segnalavano con una freccia bianca lampeggiante in basso a destra dello schermo bombato. Mica
come adesso che l’unica preoccupazione che hanno in TV è quella che la gente NON CAMBI CANALE…
La difficoltà di un giovane aspirante attore che è sottoposto ad una serie di impietosi PROVINI, le gesta amorose di
un frequentatore di locali notturni, nei testi sagaci e taglienti del poeta catartico FLAVIO OREGLIO, le canzoni di
Gaber, Jannacci, Walter Valdi, i monologhi surreali portati al successo da Walter Chiari negli anni della RIVISTA e del
VARIETA’ del sabato sera negli anni ’60, le problematiche dei genitori alle prese con l’invadente entusiasmo dei figli
sono solo alcuni degli ingredienti di un’ora di cabaret musicale in cui Pastori punta a far ridere, si, ma anche a far
pensare.
Per cui, signore e signori, pensate a quello che volete, basta che ogni tanto ridiate un po’…
